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Dati strutturati per una PMI: quali servono davvero

Dati strutturati per una PMI: quali servono davvero

I dati strutturati sono una di quelle voci che compaiono in ogni audit SEO e che quasi nessuno spiega bene. Su alcuni siti mancano del tutto; su altri ce ne sono troppi, generati da tre plugin diversi che si contraddicono. In entrambi i casi la domanda giusta è la stessa: quali servono davvero a questo sito, e per fare cosa?

Qui proviamo a rispondere per il caso più comune tra i nostri clienti: il sito di una PMI, con pagine di servizi, una sede fisica, a volte un blog, a volte un e-commerce.

Cosa sono, in breve

I dati strutturati sono informazioni aggiunte al codice della pagina, in un formato standard (quasi sempre JSON-LD, con il vocabolario di schema.org), che descrivono in modo esplicito ciò che la pagina contiene: questa è un’azienda, questo è il suo indirizzo, questo è un prodotto con questo prezzo, questo articolo l’ha scritto questa persona.

Un motore di ricerca riesce spesso a dedurre queste cose dal testo. I dati strutturati gli tolgono il dubbio. E, per alcuni tipi, rendono la pagina idonea a comparire nei risultati con un aspetto più ricco: stelle, prezzo, disponibilità, percorso di navigazione.

Due precisazioni che evitano molte aspettative sbagliate:

  • i dati strutturati non sono un fattore di ranking diretto: non fanno salire una pagina che non lo merita;
  • essere idonei a un risultato arricchito non garantisce di ottenerlo: decide Google, caso per caso.

Quali servono a quasi tutti

Organization

Descrive l’azienda: nome, logo, sito, contatti, profili social ufficiali (con la proprietà sameAs), eventualmente partita IVA e indirizzo legale. Va messa una volta, di solito nella home page o nella pagina chi siamo, non ripetuta in modo diverso su ogni pagina.

Non produce un risultato arricchito vistoso, ma aiuta Google a collegare il sito all’entità azienda e a scegliere il logo giusto. È la base su cui si appoggiano gli altri tipi.

LocalBusiness

Per chi ha una sede aperta al pubblico, uno studio, un negozio, un’officina. È un tipo più specifico di Organization, con indirizzo, coordinate, orari, telefono, area servita. Esistono sottotipi per molte attività (Dentist, Restaurant, AutoRepair e così via): conviene usare il più preciso disponibile.

Un’avvertenza: per la ricerca locale e per Maps conta molto di più la scheda Google Business Profile. Il markup LocalBusiness è utile se i dati coincidono con quelli della scheda e con quelli scritti in pagina. Se uno dei tre dice un orario diverso, si crea confusione invece di toglierla.

BreadcrumbList

Descrive il percorso della pagina nella struttura del sito (Home, Servizi, SEO). Da gennaio 2025 Google mostra i breadcrumb solo nei risultati da desktop, non più su mobile, ma il markup resta supportato e aiuta a chiarire la gerarchia del sito. Se il tema o il plugin SEO lo genera già, basta controllare che sia coerente con il menu.

Quali servono solo se c’è il contenuto giusto

Article o BlogPosting, con l’autore

Per il blog o il magazine aziendale. Article (o il suo sottotipo BlogPosting) indica titolo, data di pubblicazione e di aggiornamento, immagine e soprattutto autore. Google raccomanda di indicare l’autore con il nome e un link a una pagina che lo descriva.

È qui che entra in gioco Person: una pagina autore con il markup Person, il ruolo in azienda e i link ai profili professionali (sameAs) rende riconoscibile chi scrive. Non è un trucco per l’E-E-A-T: funziona se dietro c’è una persona vera, con competenze verificabili, che firma contenuti coerenti con quello che fa.

Product, Offer e Review per l’e-commerce

Per un negozio online sono i dati strutturati che rendono di più. Product con Offer (prezzo, valuta, disponibilità, spese di spedizione, politica di reso) rende le schede idonee ai risultati con prezzo e disponibilità e alle schede commerciante. Le recensioni (Review e AggregateRating) possono far comparire le stelle, se sono recensioni vere dei clienti, visibili nella pagina.

Il punto critico è la coerenza: prezzo e disponibilità nel markup devono essere quelli in pagina e, se c’è un feed Merchant Center, quelli del feed. Un markup che dice “disponibile” su un prodotto esaurito è peggio di nessun markup.

Le recensioni dell’azienda su se stessa

Qui c’è un equivoco frequente. Le stelle aggiunte con il markup alla pagina di un servizio o alla home, con le recensioni che l’azienda raccoglie e pubblica su di sé, non producono stelle nei risultati: Google da anni non le mostra per le pagine di LocalBusiness e Organization che parlano di se stesse. Il markup non è vietato, ma il risultato che molti si aspettano non arriva.

Cosa non genera più risultati arricchiti

Negli ultimi anni Google ha ridotto parecchio i tipi di risultati arricchiti. Vale la pena saperlo, perché molti siti hanno ancora markup pensati per risultati che non esistono più.

  • FAQ: nel 2023 i risultati FAQ erano stati limitati a siti governativi e sanitari autorevoli. A maggio 2026 Google ha annunciato nel registro degli aggiornamenti della documentazione che il risultato FAQ non compare più nella ricerca dal 7 maggio 2026. Il markup FAQPage non fa danni, ma non porta più nulla in termini di aspetto nei risultati.
  • HowTo: i risultati con le istruzioni passo passo sono spariti da mobile e poi da desktop nel corso del 2023.
  • Altri tipi minori: nel 2025 Google ha eliminato il supporto per diversi risultati poco usati, come Course Info, Claim Review e Vehicle Listing.

La conseguenza pratica: se il plugin del sito genera ancora decine di blocchi FAQ su ogni pagina di servizio, non serve una corsa a toglierli, ma non vanno nemmeno aggiunti pensando che portino visibilità. Le domande frequenti restano utili in pagina, per chi legge.

Dati strutturati e AI: utili, ma non una scorciatoia

Con la diffusione di AI Overviews e AI Mode, molti si chiedono se servano markup speciali per comparire nelle risposte generate. Google ha risposto il 15 maggio 2026 con una guida ufficiale, Optimizing your website for generative AI features on Google Search. Il messaggio è chiaro: le funzioni AI della ricerca si basano sui sistemi di ranking e qualità di sempre, ottimizzare per loro è ancora SEO, e i dati strutturati non sono richiesti né esiste un markup schema.org speciale da aggiungere per l’AI. Restano consigliati per l’idoneità ai risultati arricchiti. Ne aveva dato notizia anche Fabio Antichi nelle sue news marketing del 20 maggio.

Detto questo, i dati strutturati fanno una cosa utile per tutti i sistemi che leggono il web, AI comprese: rendono esplicite le entità. Chi è l’azienda, dove si trova, chi sono le persone che firmano i contenuti, quali profili ufficiali le rappresentano. Un markup Organization coerente e pagine autore con Person ben collegate riducono le ambiguità, soprattutto per marchi con nomi comuni o persone omonime.

Ma il lavoro vero resta altrove: contenuti utili e originali, informazioni coerenti su sito, scheda Google e profili, menzioni reali su fonti esterne. Ne abbiamo parlato in Cos’è la GEO: il markup aiuta a farsi capire, non a farsi scegliere.

Come testare i dati strutturati

Tre strumenti, da usare in quest’ordine:

  1. Test dei risultati multimediali di Google: dice se una pagina è idonea ai risultati arricchiti supportati da Google e mostra errori e avvisi. È il test da fare dopo ogni modifica.
  1. Schema Markup Validator (validator.schema.org): controlla la correttezza del markup rispetto al vocabolario schema.org, anche per i tipi che Google non usa per i risultati arricchiti, come Organization completa o Person.
  1. Search Console: nella sezione Miglioramenti ci sono i report per i tipi supportati (prodotti, breadcrumb, schede commerciante, recensioni). Mostrano gli errori su tutto il sito, non pagina per pagina, e permettono di verificare una correzione quando è stata fatta.

Errori frequenti che troviamo negli audit:

  • più plugin che generano markup Organization diversi sulla stessa pagina;
  • dati in markup che non compaiono in pagina, o che la contraddicono (orari, prezzi, valutazioni);
  • recensioni inventate o copiate da piattaforme esterne dentro il markup;
  • tipi generici (Thing, WebPage) usati al posto di quelli specifici;
  • markup copiato da un sito all’altro con il nome dell’azienda sbagliato.

Da dove partire

Per un sito aziendale tipico, l’ordine che consigliamo è questo:

  1. Organization in home, completa e coerente con i profili ufficiali;
  1. LocalBusiness, se c’è una sede aperta al pubblico, allineato a Google Business Profile;
  1. BreadcrumbList su tutte le pagine interne;
  1. Article o BlogPosting sugli articoli, con autori veri e pagine autore con Person;
  1. Product e Offer, se c’è un e-commerce, controllati insieme al feed;
  1. un controllo periodico in Search Console, soprattutto dopo aggiornamenti di tema o plugin.

Non è un lavoro da fare una volta: ogni cambio di plugin, di tema o di gestionale può rompere o duplicare il markup.

Un tassello del lavoro SEO

I dati strutturati sono uno dei controlli tecnici che facciamo in ogni progetto SEO, insieme a indicizzazione, struttura del sito e contenuti. Non sono la parte più importante, ma sono quella in cui gli errori restano invisibili più a lungo. Se vuoi un quadro più ampio di come impostiamo il lavoro, lo trovi in SEO: cos’è e come farla.

Se non sai quali dati strutturati ha oggi il tuo sito, il primo passo è semplice: passare la home e una pagina prodotto o servizio nel test di Google e guardare cosa risponde.

Redazione Advertaria La redazione di Advertaria. Guide pratiche su SEO, advertising, tracciamenti e strategia digitale, scritte a partire dal lavoro quotidiano dell’agenzia con le aziende che segue.
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